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La leggenda di Borgo Careno

Dai fianchi del monte Lefre, presso Strigno, si diparte una frana grandiosa, la quale, coprendo anche un tratto del piano della valle, arriva sin quasi alla strada, che dall'Ospedale mena ad Agnedo.

I massi, che la compongono, sono di una tinta scura, dovuta al tempo, e in gran parte sono assai grandi, alcuni anzi raggiungono la lunghezza di 10-15 metri. Forse il più grande di essi sta dove termina la frana ed è detto Sasso del Can. La frana è chiamata le Masgere e nella Valsugana il nome masgera, derivato dal latino macéria, significa appunto "luogo pieno di sassi". Tra i macigni vi sono degli spazi liberi di terreno, che specialmente dagli abitanti di Agnedo, dapprincipio al certo con gran fatica, furono trasformati in piccoli vigneti, detti pur essi masgere e masgeròte.

Queste Masgere formano un paesaggio singolare e vario, e da esse si ammira la Valsugana in tutta la sua bellezza, coi suoi castelli in parte diroccati, coi suoi boschi di pioppi e di ontani, coi suoi villaggi distesi nel piano o arrampicati su per le colline.

E' credenza comune che sotto la rovina di Lefre sia sepolto un antico paese, chiamato borgo de Carén. Intorno alla improvvisa sua fine raccontano quanto segue. Una volta venne a Careno un povero per chiedere la carità. Girò per tutto il paese, andò per ogni casa, ma nessuno volle dargli niente. Giunse finalmente sopra il paese in una casa abitata da una vedova con alcuni piccini. Al vecchio, che le domandava qualche cosa per ristorarsi, la povera donna rispose che gli avrebbe dato volentieri qualche cosa, ma che non aveva niente, che aveva messo nel fuoco due pietre, facendo credere ai suoi bambini che esse fossero due stiacciate da cuocere. Il povero però insistette, si sedé e disse alla vedova di levare le pietre dal fuoco. Ella ubbidì e con sua grande sorpresa vi trovò due stiacciate. Il povero le chiese pure del vino.

"Le botti sono vuote - gli rispose essa - e vino non ne ho". "Va e attingine", soggiunse il vecchio. La donna andò e con sua meraviglia poté cavare da una botte del vino, che portò allo sconosciuto mendico. Questo le disse poi che durante la notte essa avrebbe udito un gran fracasso, ma la consigliò di non muoversi, ché altrimenti le sarebbe avvenuto qualche cosa di male. Il povero si allontanò ed ella andò coi bimbi a dormire. A un tratto ella udì un rovinio tremendo.

Dapprima si trattenne dal guardare, ma poi cedette alla curiosità e si affacciò alla finestra. Enormi massi rotolavano giù per la china del monte, che si era sfasciato, e una scheggia la colpì in un occhio, che rimase cieco. La mattina tornò da lei il vecchio e la rimproverò di aver scordato il suo consiglio. Egli si unse un dito con la sua saliva, lo sfregò sull'occhio malato della vedova, che tosto risanò. Careno, i cui abitanti avevano rifiutato la carità al povero vecchio, restò sepolto sotto la rovina, eccetto la casa della povera vedova, che fu salva. Quel povero era Gesù.

Pagina pubblicata Lunedì, 30 Gennaio 2017

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