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La leggenda del Ponte dell'Orco

La leggenda del Ponte dell'Orco

Di fronte al villaggio di Ospedaletto in Valsugana, dallo stradone postale si può vedere in alto, alla distanza di un'ora dal paese, il "Ponte dell'Orco". E' un ponte naturale, formato da due giganteschi piloni di roccia, sopra i quali sta collocato un altro grande masso dolomitico.

Tale ponte venne certo formandosi nel decorso dei secoli dalle corrosioni dell'acqua, come successe altrove nelle Alpi. Ma il popolo, sempre immaginoso, vi intessè sopra la seguente leggenda: "Un pecoraio, di non si sa quale regione, arrivò in antichi tempi sulle pendici sovrastanti al luogo, dove sorse poi il paese di Ospedaletto, conducendovi al pascolo le sue pecore.

Era uno di quei pecorai nomadi che si aggiravano indisturbati sulle nostre allora libere montagne in cerca di pabulo per il loro gregge. Va e va, il pecoraio si trovò un giorno sul ciglione di un'alta pendice, donde era impossibile transitare al basso, e risalire il monte era oltremodo pericoloso per uno scoscendimento di pie- tre cadute nella notte, durante un furioso temporale. Il povero pecoraio temette per sè e per le sue pecore. Che fare?... Idolatra come era il pastore, pensò non vi fosse partito migliore che invocare l'aiuto di un essere ultramondiale e potente, che valesse a liberarlo dal pericolo in cui si trovava. E invocò l'"Orco", il dio dell'inferno e dei giuramenti!... Il grido fu esaudito. S'aprì infatti la terra, e dall'apertura uscì un nembo di fumo e odore di zolfo, e davanti al pastore esterefatto comparve Plutone (il vero nome dell'Orco) in figura di un uomo lungo lungo, scarno scarno, con una folta barba, occhi di fuoco, mento aguzzo, naso aquilino, bocca ampia e sogghignante, coi piedi caprini e le mani somiglianti ad artigli di aquila.

- Tu mi hai chiamato, o pecoraio - gridò con voce aspra e chioccia il re dell'Averno. - Che vuoi?
- Domando aiuto a vostra maestà infernale per uscire da questo pericolo - rispose tremante il pastore.
- Quale pericolo?
- Vorrei passare là col mio gregge; ma il burrone è alto, scosceso, non transitabile, e ritornare indietro non posso.
- Sono pronto al tuo desiderio; ma tu devi cedermi l'anima tua... Solo a tal patto ti salverò!
- E l'anima mia ti cedo. - Giura!
- Giuro!
- Ebbene. Guarda!...

Il pecoraio guardò, ed ecco sorgere due enormi piloni di roccia e sopra i piloni un gran masso che faceva da ponte.

- A rivederci all'Erebo, - disse l'Orco. - Appena tu sarai morto, verrò a prendere la tua anima, che sarà mia preda.
- E sia ! - confermò il pecoraio risoluto.

Plutone diè un fischio acutissimo, che rimbombò per le montagne circostanti, e s'inabissò fra un alto nembo di fumo. Il pecoraio passò allora il ponte con le sue pecore e fu salvo. Il ponte rimase, e fu detto e si dice tuttora il "ponte dell'Orco".

Pagina pubblicata Lunedì, 30 Gennaio 2017
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